Baldur’s Gate 3 sotto shock: Ubisoft cambia le regole del gioco con Prince of Persia

Baldur’s Gate 3 sotto shock: Ubisoft cambia le regole del gioco con Prince of Persia
Prince of Persia

Sembra che il tempo sia tornato indietro, e come una folata di vento caldo del deserto, una voce sussurra all’orecchio degli appassionati: Prince of Persia è tornato a far parlare di sé. E non solo i fan della saga storica ascoltano con attenzione, ma anche colossi del calibro di Larian, celebri artefici dietro le quinte di perle ludiche come Divinity: Original Sin e Baldur’s Gate 3, annuiscono con approvazione all’ultimo corso preso dalla serie.

Si dice in giro, nei bar virtuali e nelle accese discussioni dei forum online, che per Larian le cose stiano andando per il verso giusto. Da fonti non ufficiali, ma neanche troppo celate, trapela una verità ormai palpabile: il gigante del gaming avrebbe espresso il proprio plauso verso quella rinascita dei metroidvania che mette in secondo piano le produzioni triple-A che non brillano per eccellenza.

È un fatto: in questo panorama videoludico moderno, la qualità spesso si nasconde dietro l’angolo più insospettabile, in quel titolo indipendente o in quel franchise che sembrava dimenticato dagli dei del gaming. E Prince of Persia, con la sua ultima incarnazione, sembra aver trovato di nuovo la formula magica, quella che unisce avventura, azione e quel pizzico di nostalgia che sa scuotere anche i cuori più corazzati dei gamer.

Non si tratta di una semplice rivisitazione, ma di una rivoluzione: il metroidvania, quel genere che si fa labirinto, esplorazione e sfida, si è rinnovato sotto il sole abrasante della Persia. Lungi dall’essere un mero ritorno alle origini, è un salto in avanti, una dimostrazione di come si possa essere contemporaneamente innovativi e fedeli alla tradizione.

Le voci di corridoio raccontano di come Larian abbia esultato di fronte a questa rinata eccellenza. “Meglio ottimi metroidvania che tripla-A mediocri”, avrebbero dichiarato, sottolineando come un gioco dal budget contenuto, ma dalla qualità indiscutibile, possa surclassare produzioni faraoniche che non lasciano il segno.

E non si tratta di mere chiacchiere da tavola rotonda o di elucubrazioni di critici nostalgici. Lo scenario videoludico è testimone di un cambiamento di rotta, dove il giocatore sembra desiderare ardentemente di tornare a sentire il peso della spada e il brivido dell’acrobazia, piuttosto che perdersi in mondi vuoti e senza anima.

L’entusiasmo è palpabile, contagioso, quasi si potesse toccare con mano. Il Prince of Persia non è solo un gioco: è diventato il vessillo di una battaglia, quella per un gaming di qualità, per esperienze che sanno essere profonde quanto un pozzo persiano, complesse e stratificate come le mille e una notte.

Tutto questo non vuol dire che i colossi triple-A siano destinati al tramonto. Anzi, potrebbe essere l’alba di una nuova era, in cui la grandezza non è data dal budget, ma dall’ingegno e dalla capacità di incantare.

Prince of Persia fa contenta anche Larian, e se il vento del deserto porta con sé questa promessa, allora possiamo dormire sonni tranquilli: il futuro del gaming è luminoso, come un sole che sorge all’orizzonte, pronto a illuminare mondi antichi e nuove avventure. Fidatevi, lo spettacolo è appena iniziato.