Il granito di Micerino: tra sogno di restauro e incubo di polemiche!

Il granito di Micerino: tra sogno di restauro e incubo di polemiche!
Micerino

Nel cuore pulsante della millenaria storia egizia, la piramide di Micerino, conosciuta anche come Menkaure, si erge maestosa nella piana di Giza, proclamando al mondo l’inesausta maestria di un popolo antico. Ultima delle tre icone piramidali del sito, rivelatrice di un passato glorioso, si trova ora al centro di un’attenzione rinnovata, non tanto per ciò che è stata ma per ciò che sarà, o meglio, per ciò che non sarà.

Una decisione di rilievo emerge dalla nebulosa delle politiche di conservazione: quella che riguarda la facciata stessa del monumento. A differenza di quanto potrebbe aspettarsi l’appassionato di storia o il turista curioso, la superficie esterna della piramide non subirà il processo di rivestimento che potrebbe essere ipotizzato per restituirle l’antico splendore. Una scelta che rispecchia un approccio conservativo, mirato a preservare l’integrità e l’autenticità della struttura così come si presenta oggi.

Questo tempio funerario, costruito in onore del faraone Micerino circa 4500 anni fa, ha affrontato eccessi climatici, saccheggi e il trascorrere incessante del tempo. La sua superficie esterna, un tempo rivestita di pregiato calcare bianco, ora mostra un aspetto più austero e consumato, testimone silenzioso di millenni di storia. Nonostante le evidenti ferite del tempo, resiste imperitura e imponente, conservando i segreti di una civiltà che continua a incantare e a stimolare la curiosità degli studiosi.

Il dibattito sulla possibile rivestitura è stato acceso e complesso. Da una parte, vi è il desiderio di vedere la piramide riacquistare un barlume della sua originaria grandezza; dall’altra, la preoccupazione di non intaccare l’autenticità storica dell’opera con interventi che potrebbero alterarne la natura. La decisione di non procedere alla rivestitura poggia su un principio fondamentale: il rispetto della narrazione storica che la piramide incarna nel suo attuale stato.

Inoltre, si considera che ogni intervento moderno potrebbe risultare invasivo e potenzialmente dannoso per l’integrità del monumento. La piramide di Micerino, così com’è, rappresenta un collegamento diretto con il passato, un legame che non richiede di essere rinnovato con materiali moderni, bensì di essere valorizzato e studiato nella sua forma attuale.

Alla luce di questi riflessioni, il monumento continuerà a dominare il paesaggio di Giza con il suo aspetto secolare, accogliendo visitatori da ogni angolo del globo che vi si avvicinano con reverenza e stupore. La storia, la cultura e l’identità che la piramide trasmette con la sua presenza sono state ritenute ben più preziose di qualsiasi tentativo estetico di rinnovamento.

In definitiva, la decisione di non intervenire sulla piramide di Micerino si inserisce in un contesto più ampio di dialogo tra conservazione e restauro, tra memoria storica e esigenze contemporanee. Un equilibrio delicato che vede prevalere la scelta di lasciare che la storia parli attraverso le sue pietre, senza sovrapporre nuove narrazioni. Un messaggio chiaro per il futuro: la bellezza e l’importanza di un monumento non risiedono esclusivamente nella sua perfezione estetica, ma nella capacità di raccontare, attraverso i segni del tempo, la storia umana.