Menorah spenta in parlamento: atto provocatorio di un deputato

Menorah spenta in parlamento: atto provocatorio di un deputato
Menorah

Nella quiete quasi sacrale che avvolge il panorama politico polacco, un gesto ha infranto il silenzio con la forza di un simbolo che grida vendetta. Un deputato del partito di destra, con un atto tanto inaspettato quanto carico di significati pesanti come piombo, ha spento la fiamma di un Menorah, il candelabro ebraico, una luce che per tradizione non dovrebbe mai cessare di brillare. L’eco di tale gesto si è diffuso con rapidità, sollevando un mare di interrogativi e suscitando un’indignazione che va oltre i confini nazionali.

Il Menorah, con i suoi rami che si ergono verso il cielo, non è semplicemente un oggetto di culto, ma un simbolo potente e radicato nella storia e nella tradizione ebraica. La sua luce, che arde instancabile, rappresenta la persistenza e l’inesauribile resistenza di un popolo che ha affrontato millenni di sfide e persecuzioni. Spegnere una delle sue fiamme non è quindi un atto banale, ma un messaggio carico di ostilità e di un’implicazione storica che sarebbe difficile sottostimare.

La Polonia, con il suo passato intriso delle pagine più buie dell’olocausto, vive ancora l’eco di quei giorni di dolore e di perdita. Le ferite, sebbene il tempo abbia cercato di lenirle, restano aperte e sensibili al minimo sfregio. Il gesto del deputato si è quindi imposto all’attenzione nazionale come un crudele richiamo a un capitolo che molti avrebbero preferito fosse relegato alla memoria storica e non tornasse a turbare l’attualità con la sua cupa presenza.

L’episodio suscita una riprovazione che va oltre la mera violazione di un rito religioso. Accende i riflettori su un’ombra che si allunga inquietante sul presente: l’antisemitismo. Un fenomeno che, nonostante gli sforzi e le condanne internazionali, si dimostra ancora capace di insinuarsi tra le pieghe della società, sfidando il progresso dei valori di tolleranza e di rispetto delle diversità. È la manifestazione di un odio antico, resistente come le fiamme che da secoli lottano per non spegnersi, contro ogni soffio avverso.

Il deputato, con l’estinguere di quella fiamma, potrebbe non aver solo violato la sacralità di un simbolo, ma ha certamente acceso un faro su di sé, divenendo l’emblema di un’intolleranza che macchia la dignità del suo ruolo pubblico e della Polonia intera. Il suo gesto non è passato inosservato e ha scatenato un dibattito acceso sull’importanza della memoria storica e del rispetto interreligioso, elementi fondamentali nella costruzione di una società matura e responsabile.

Mentre le comunità ebraiche esprimono il loro sconcerto e la loro preoccupazione, la politica polacca si trova di fronte ad un bivio: da un lato, la possibilità di condannare con forza l’atto e riaffermare un impegno inequivocabile contro ogni forma di discriminazione; dall’altro, il rischio di assistere silenti alla normalizzazione di atteggiamenti che appartengono agli anni più bui della storia europea.

Di fronte a tale scenario, l’opinione pubblica rimane in attesa di una risposta chiara e decisa, che possa riaccendere la fiamma di una speranza che non deve mai smettere di illuminare il cammino verso un futuro di pace e di comprensione reciproca.